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Documento: L'apocalittica giudaica
Messo in linea il giorno Venerdì, 15 agosto 2003
Pagina: 3/13
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Peculiarità del concetto di «apocalittica giudaica».

Dato l'uso che si fa del termine, potrebbe sembrare che l'apocalittica fosse una setta giudaica da porre sullo stesso piano di quella dei farisei o degli esseni, ma in realtà si tratta di un oggetto di studio molto diverso. Quando si parla di farisei, di sadducei, di esseni o di altri nomi di sette giudaiche, ci rifacciamo sempre a nomi che ci derivano da fonti antiche. In altri termini, i farisei e gli altri sopra menzionati erano gruppi noti agli antichi e quindi storicamente esistiti al di là di qualsiasi dubbio. Quando noi li studiamo, non facciamo altro che cercare di chiarire che cosa fossero, quale fosse la loro teologia. Al contrario gli antichi non hanno mai conosciuto né apocalittica, né apocalittici; lo stesso nome di «apocalissi», dato dalla tradizione ad alcune opere letterarie, è tardo e limitato solo a poche di esse. 1H non è mai detto dalla tradizione un'apocalisse; sono gli studiosi moderni che lo hanno classificato in questo modo. Vediamo perché?

Il termine è nato agli inizi del secolo passato, quando si cercò un termine per indicare quel qualcosa che teneva legate opere come l'apocalisse di Giovanni (dal greco apokálypsis ‘rivelazione' e da qui il termine astratto «apocalittica») e alcune altre opere coeve, che condividevano con quella certe caratteristiche di linguaggio: sono prima di tutte il Quarto libro di Ezra1 (4E) e poi l'Apocalisse siriaca di Baruc (scoperta dal Ceriani solo nel 1886). Il termine poi è stato allargato ad altre opere che avevano somiglianza con queste, almeno sul piano formale. Da qui l'idea che sia realmente esistita una corrente religioso-letteraria che potesse essere chiamata apocalittica. Da qui lo sforzo di identificare almeno gli elementi concettuali comuni a tutte le apocalissi. E' però sempre stato poco chiaro che cosa potesse considerarsi un'apocalissi, proprio perché il metodo si fondava su elementi piuttosto vaghi, essenzialmente stilistici e formali. E' già intuitivo che il libro di Daniele, ebraico canonico, e l'apocalisse di Giovanni, cristiana canonica, devono avere delle robuste differenze e non possono derivare da un medesimo ambiente. Procedendo con questo metodo, si poteva arrivare all' individuazione di uno stile apocalittico, ma difficilmente alla chiara individuazione di una corrente di pensiero apocalittica. Ogni sforzo fatto in questo senso falliva regolarmente2. In questa situazione si poneva seriamente il problema se dietro le opere dette apocalittiche esistesse veramente una qualche unità di pensiero o se fosse meglio lasciare al termine apocalittica un valore puramente formale, indicante uno stile. Il colpo di grazia all'idea che dietro le opere formalmente apocalittiche si potesse nascondere una vera unità di pensiero è stata data da Boccaccini, il quale ha mostrato che due opere, entrambe formalmente apocalittiche e per di più contemporanee, come il libro di Daniele e il LS si rifanno ad ideologie più opposte che diverse3.


1 4E è sempre stato tramandato con cura negli ambienti cristia­ni. Nelle Bibbie latine, stampate dopo il Concilio di Trento fino agli inizi di questo secolo, era prodotto in calce. La sua impor­tanza per i cristiani deriva dal fatto che esso contiene una spiegazione del peccato originale, quale è difficile trovare nei testi canonici.

2 Cfr. KOCH (op. cit., p. 23: 6 apocalissi certe); CARMIGNAC J., Qu'est-ce que l'apocalyptique? Son emploi à Qumran, in «Revue de Qumran» 10, 1979, 3-34: due apocalissi certe: Daniele e Giovanni, più altre individuabili sulla base delle due; RUSSELL D.S., L'apocalittica giudaica, Brescia 1991 (edizione inglese del 1964) ne elenca molte di più, ma con criteri più vaghi (p. 60 sgg.).

3 BOCCACCINI G., E' Daniele un testo apocalitico? Una (ri)defi­nizione del pensiero del libro di Daniele in rapporto al Libro dei Sogni e all'Apocalittica, in «Henoch» 9, 1987, 267-302.




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