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Documento: Il problema delle origini cristiane
Messo in linea il giorno Domenica, 25 dicembre 2005
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4. Le applicazioni del nuovo metodo

Il nuovo metodo per affrontare lo studio del I secolo giudaico è stato favorito nella sua formazione dall'aumento dei dati a nostra disposizione. La scoperta dei Rotoli del Mar Morto ci ha portato una grande quantità di materiale diretto relativo al periodo in questione. Degli esseni non abbiamo più le notizie indirette derivate da autori antichi, delle quali dovevano contentarsi gli studiosi del secolo passato e della prima metà di questo, ma abbiamo molti documenti originari. L'acquisizione poi di questo materiale ha avuto un effetto sorprendente: in un certo senso ha prodotto anche la scoperta degli apocrifi. Non che questi in passato fossero ignorati, ma la scoperta dei Rotoli del Mar Morto ne ha permesso una comprensione prima impossibile. E' conferma di questo fatto il rinnovato interesse per questo tipo di documenti, dei quali si vanno curando edizioni-traduzioni un po' in tutte le lingue moderne, italiano compreso.

Se queste sono le "cose" che hanno favorito il nuovo corso di studi, bisogna anche segnalare nuove impostazioni. Mi permetto di ricordare in questo senso la mia Storia del mondo giudaico (Torino 1976, ora esaurita), dove non è fatta alcuna distinzione fra testi canonici e non canonici, fra testi a noi giunti in lingue originali (ebraico o aramaico) e testi a noi giunti in traduzioni varie (apocrifi), per delineare la storia del giudaismo del Secondo tempio. Questa impostazione mi ha permesso una ricostruzione globale del pensiero giudaico, forse sbagliata in molti particolari, ma certamente desiderosa di coglierlo in tutti i suoi aspetti e in tutte le sue esigenze.

Devo poi ricordare l'opera del Neusner, infinitamente più vasta della mia. Il Neusner, a differenza del sottoscritto, non parte dalla costruzione del Secondo tempio scendendo poi nel tempo, ma parte dalla redazione della Mishnah e si spinge a ritroso nel tempo alla ricerca delle origini di questa. Il periodo che io vedo alla fine dei miei interessi di storico, per il Neusner rappresenta gli inizi. Ciò che distingue a prima vista il modo di vedere le cose del Neusner dal mio nello studio del I secolo è soprattutto la terminologia: mentre io parlo sempre di "correnti all'interno del giudaismo", il Neusner preferisce usare il termine giudaismo al plurale. Non ci fu un giudaismo, ma tutta una serie di giudaismi, che continuano ancora oggi.

L'opera del Neusner merita di essere ricordata per più motivi: intanto è il primo che ha sottoposto il testo mishnico ad un'analisi analoga a quella cui sono stati sottoposti i testi vetero e neotestamentari. Ha cioè applicato al testo mishnico i criteri della Formgeschichte. Anche in questo caso qualche singolo risultato è discutibile[30], ma nell'insieme la metodologia è valida. Adesso abbiamo uno studio che enuclea le parti della Mishnah più antiche del 70[31]. Il confronto fra Nuovo Testamento e Mishnah non sarà più fatto alla Strack e Billerbeck, ma sarà fatto tenendo conto della stratificazione della Mishnah. E' un passo da gigante sia nella metodologia sia nelle prospettive dell'indagine storica relativa al I secolo[32].

Voglio in fine menzionare un problema, del quale mi sono occupato più volte[33], quello delle norme di purità. Esse non valevano solo per il tempio, ma riguardavano tutta la vita dell'ebreo. Inoltre esse servivano in qualche modo a marcare i limiti di ogni comunità, in quanto ogni comunità le imponeva ai suoi membri, che accettava solo in quanto puri. D'altra parte le norme di purità variavano da comunità a comunità, da setta a setta. Questo fenomeno, che teoricamente dovrebbe essere stato superato dal cristianesimo dato l'insegnamento di Gesù (Marco, 7), in realtà si protrasse anche all'interno della chiesa probabilmente per secoli[34] e forse, per qualche aspetto, dura ancora[35].

Uno studio sistematico del problema all'interno della letteratura cristiana antica, credo che sia più indispensabile che utile per capire certe fratture all'interno del cristianesimo stesso e forse potrebbero gettare luce anche su qualche aspetto della grande frattura fra cristianesimo e giudaismo. Concludo questa lunga parte introduttiva dicendo che bisogna evitare di considerare il giudaismo come un monolito. Teologie diverse e opposte circolavano nel giudaismo e la discussione era aperta; l'osmosi e la radicalizzazione sono due fenomeni opposti che possono entrambi essere stati generati da questa situazione. Ma discussione e sviluppo possono avvenire anche all'interno di uno stesso gruppo, come attestano le fonti rabbiniche, quelle esseniche e quelle apocalittiche. Difficilmente il cristianesimo può considerarsi estraneo a questo mondo e alla sua logica; e l'uno e l'altra saranno ricostruiti tanto meglio, quanto maggiore sarà il numero delle fonti di cui si terrà conto. Qualunque selezione arbitraria non può che deformare il quadro d'insieme, come ogni nuova scoperta di testi certamente modificherà il quadro.

Può darsi che fino a questo momento il mio discorso appaia alquanto teorico e lontano dai testi. Vorrei quindi rivolgermi allo studio di un caso particolare. Non è la prima volta che applico questo metodo volto a dimostrare che il pensiero cristiano delle origini si spiega soltanto sullo sfondo delle idee che circolavano nel giudaismo del tempo. Ad alcuni di questi ho fatto riferimento sopra: essi sono il problema dell'unificazione dei comandamenti alla ricerca di un punto centrale della Legge; il problema della purità; il problema del giudizio e della giustificazione; il problema dell'origine del male che vede Paolo vicino all'apocrifo Quarto Libro di Ezra (Peccato d'origine = peccato di Adamo) e Giovanni dell'Apocalisse vicino alle tradizioni enochiche (Peccato d'origine = peccato angelico). Il cristianesimo si inserisce perfettamente nello sviluppo delle idee messianiche del giudaismo e in quelle dell'apocalittica giudaica relative all'origine del male.

Vorrei ora affrontare in quest'ottica un problema paolino. Se infatti può essere accettato che Gesù era un ebreo, di fronte al pensiero di Paolo, le resistenze sono più forti: la frattura fra giudaismo e cristianesimo potrebbe proprio essere dovuta all'impronta che Paolo dette al cristianesimo. Prenderemo in considerazione un testo paolino, per delineare un problema che fu certamente interno del cristianesimo, ma che fu affrontato secondo una linea di pensiero assolutamente ebraica. Pertanto se ci fu innovazione (e come sempre quando si risolve un problema l'innovazione ci fu), questa avvenne ancora all'interno del giudaismo. Era ebraico il modo di porsi il problema ed ebraiche furono le categorie per cercare di risolverlo.

 



 

NOTE:

[30] Per esempio, sono perplesso circa la difficoltà che ha il Neusner ad attribuire a Ben Zakkai il concetto che «né il cadavere contamina, né l'acqua purifica, ma Dio ha ordinato di fare così» (testo riassunto). Cf. NEUSNER J., The Idea of Purity in Ancient Judaism, Leiden 1973, p. 105. D'accordo che la tradizione è tarda, ma è anche vero che è molteplice. Inoltre il problema della purità era particolarmente sentito proprio nel I secolo. Il fatto che la tradizione successiva abbia ignorato questa massima di Ben Zakkai può spiegarsi col fatto che l'interesse per l'essenza dell'impuro fosse in seguito minore. Del resto il Neusner stesso non ha difficoltà ad ammettere che qualcosa di questa tradizione possa risalire a Ben Zakkai stesso.

[31] Cf. recentemente NEUSNER J., The Mishnah Before 70 (Brown Judaic Studies 51), Atlanta 1987. Anche nel campo degli apocrifi si sta svolgendo un buon lavoro, ma la massa del testi è impressionante rispetto alle forze che possono occuparsene.

[32] Per metodi di datazione più tradizionali, cf. MANNS F., Pour lire la Mishna, Jérusalem 1984, pp. 146-154.

[33] Storia del mondo giudaico, Torino 1976, pp. 229-258; Il puro e l'impuro nella Bibbia: Antropologia e storia, in «Henoch» 6, 1984, 650; Omnia munda mundis: Tito 1,15; il puro e l'impuro nel pensiero ebraico, in AA.VV., II pensiero di Paolo nel cristianesimo antico, Genova 1984, 29-55.

[34] SMITH M. (The Dead Sea Sect in Relation to the Ancient Judaism, in «New Testament Studies» 7, 1960, 347-360) indicava nelle norme di purità una delle cause che produssero la separazione fra cristianesimo e giudaismo e la frammentazione dello stesso cristianesimo delle origini, in quanto le norme di purità ponevano problemi per la partecipazione ad una stessa mensa. Cf. recentemente GARCIA MARTINEZ F., Les limites de la communauté: pureté et impureté à Qumrán et dans le Nouveau Testament, in Text and Testimony, Essays on New Testament and Apocryphal Literature in Honour of A.F.J. Klijn, Kampen 1988, 111-122. L'autore insiste che il problema della purità era stato risolto nel Nuovo Testamento solo a livello teorico. Di fatto esiste la persistenza del fenomeno e una certa contraddittorietà di manifestazioni, che risale al tempo stesso di Gesù, perché già allora il giudaismo aveva idee divergenti sulla purità. Sull'evoluzione delle norme di purità, cf. LUPIERI E., La purità impura. Giuseppe Flavio e le purificazioni degli esseni, in «Henoch» 7, 1985, 1544.

[35] Cf. le ultime pagine del mio articolo Omnia munda mundis..., cit. alla nota 33 e la mia recensione a NEWTON M., The Concept of Purity at Qumran and in the Letters of Paul (Society for New Testament Studies, Monographs Series, 53) Cambridge 1985 e a BOOTH R.P., Jesus and the Laws of Purity; Tradition History and Legal History in Mark 7, in «Journal of the Study of the New Testament», Suppl. Series 13, Sheffield 1986 e la mia recensione in «Journal for the Study of Judaism» 18, 1987, 94-98.




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