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Documento: Questioni scottanti su Qumràn e il cristianesimo primitivo
Messo in linea il giorno Lunedì, 04 marzo 2002
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Robert Eisenman:
Giacomo come Maestro di Giustizia?

Eisenman: “A Qumràn un Messia messo a morte”.

Il consenso sviluppatosi negli ultimi quarant’anni tra gli studiosi è eclatante. Ci sono però due studiosi che da questo consenso si allontanano, giungendo peraltro a conclusioni differenti; essi, pur non convincendo i loro colleghi, sono stati presi assai più sul serio dai mezzi di comunicazione. Il primo è Robert H. Eisenman, docente di Religioni del Medio Oriente presso la California State University di Long Beach.

Egli fece divulgare dalla sua università il 1° novembre 1991 un comunicato in cui si annunciava “la scoperta di un testo che parla dell’esecuzione capitale di un Messia”. Nello stesso comunicato, ripeteva la solita accusa del consensus orientato ideologicamente: “Questo minuscolo frammento confuta definitivamente l’idea sostenuta ancor oggi dal comitato responsabile della pubblicazione dei manoscritti, che questo materiale non abbia nulla a che fare con le origini del Cristianesimo in Palestina”.

Di che frammento si tratta? Dello stesso frammento al quale Allegro più di trent’anni prima aveva fatto riferimento, e che abbiamo già analizzato (4Q285), mettendo in luce che la lettura di Allegro-Eisenman è certo assai poco probabile.

Secondo Eisenman il Maestro di Giustizia è Giacomo “fratello del Signore”.

In che modo questo frammento serve alla teoria di Eisenman? Occorre fare qualche passo indietro, alle prime sue pubblicazioni, nelle quali egli colloca i documenti di Qumràn in un ambiente erodiano, ed interpreta tutti i passi del commento ad Abacuc alla luce di Giacomo, a capo della primitiva comunità cristiana di Gerusalemme1. Giacomo “fratello del Signore” (Gal 1,19) sarebbe quindi il Maestro di Giustizia di Qumràn, e Paolo apostolo l’Uomo della Menzogna (1QpHab 2,2). Eisenman vede in Giacomo e nei cristiani provenienti dal giudaismo, come anche negli Esseni e negli abitanti di Qumràn, una varietà degli Zeloti, fautori della rivolta armata contro i Romani. Anche la teoria degli Esseni come Zeloti non è nuova, ma sostenuta alcuni decenni fa da Cecil Roth e Godfrey R. Driver, ed accantonata. Anche il modo di descrivere i contrasti tra giudeo-cristiani ed etnico-cristiani è sorprendentemente simile alla vecchia teoria di Ferdinand Christian Baur (1792-1860). In tal modo il Maestro di Giustizia, che tutti considerano il fondatore di Qumràn vissuto nel II sec. a.C., diventa Giacomo, vissuto due secoli più tardi.

Insostenibilità della teoria.

Per giustificare questa affermazione, occorrerebbe rigettare tutte le datazioni riconosciute dei rotoli e spostarle al I secolo d.C., contro le argomentazioni paleografiche, archeologiche e contenutistiche. Secondo Eisenman, l’esame paleografico con le sue sequenze paleografiche “per quanto utili [!] sono troppo insicure per avere un reale valore in un arco di tempo così esteso”2. Baigent e Leigh, che trovarono in Eisenman un formidabile alleato per la diffusione delle loro ipotesi cospiratorie, così scrivevano nel 1991:

“Era in base a esami archeologici e paleografici accurati o presunti tali, come aveva spiegato Eisenman, che erano state stabilite e accettate le datazioni dei testi di Qumràn. Ma i documenti erano stati sottoposti a test effettuati col metodo del radiocarbonio in uso al tempo del loro ritrovamento, test molto approssimativi […] Nessun documento era stato esaminato facendo ricorso alle più recenti tecniche del carbonio 14, nonostante la datazione con il metodo del carbonio fosse stata perfezionata grazie all’uso della nuova tecnica basata sulla spettrometria di massa. Il procedimento permetteva di raggiungere risultati di grande precisione e comportava la distruzione di una minore quantità di materiale. Eisenman suggeriva, quindi che Drori [direttore dell’Israel Antiquities Authority, n.d.r.] esercitasse la propria autorità e facesse eseguire nuovi test”3.

Il libro di Baigent e Leigh uscì nel settembre 1991; nel marzo dello stesso anno Magen Broshi aveva già comunicato al Congresso su Qumràn tenutosi all’Escorial i risultati della nuova datazione ottenuta colla spettrometria. Ci si chiede: come mai i due autori trascurano di riportare questa notizia? Forse perché i risultati delle analisi furono disastrosi per la tesi di Eisenman, e confermarono tutte le datazioni che Eisenman si affannava a respingere? Egli obbiettò al risultato delle datazioni dicendo che “né lui né alcun altro estraneo fu incluso nel gruppo incaricato di maneggiare e monitorare i testi”4, dove per “estraneo”, egli intende qualcuno che non sia convinto della datazione precristiana dei testi. Il fatto è che, da questo punto di vista, gli studiosi “estranei” sono solo in due, e lui è uno dei due. Geza Vermes, esperto qumranista di Oxford, elogiato ad ogni pagina nel libro di Baigent e Leigh5, commentò la vicenda in questo modo: “Ulteriori commenti sono superflui”6. Eisenman fu dunque costretto in seguito rivedere alcune sue posizioni: nel volume James the Brother of Jesus (1997)Giacomo non è più identificato con il Maestro di Giustizia qumranico ma continua ad essere visto come un esseno (leggi recensione).

Interpretazioni basate su letture errate dei testi.

Le datazioni di Eisenman non sono meno improbabili delle sue letture dei testi. Abbiamo citato il commentario ad Abacuc (1QpHab 9,1-2), dove egli riprende la traduzione di Dupont-Sommer. L’espressione “e orrori di funeste infermità causarono a lui, e atti di vendetta sul suo corpo di carne” viene da Eisenman riferito non a Gionata (143 a.C.) ma all’uccisione del sommo sacerdote Anano (68 d.C.), vista dai Cristiani come una punizione divina per l’omicidio di Giacomo. Inoltre, egli arriva persino a cambiare la traduzione “corpo di carne” con “carne del suo cadavere”, sebbene la parola per indicare il cadavere sia un’altra (peger, cfr. 1WM 11,1)7. Un altro esempio potrà derivare dalla lettura di 1QpHab 11,4-8:

“L’interpretazione del passo si riferisce al Sacerdote Empio, che perseguitava il Maestro di Giustizia, per inghiottirlo nell’ira della sua collera. Nel luogo del suo esilio e al tempo della festa del riposo, nel giorno dell’espiazione egli apparve loro per inghiottirli e mandarli in rovina nel giorno del digiuno, nel sabato del loro riposo”

Probabilmente ci si riferisce a Gionata, il quale nel giorno della festa dell’espiazione (che cadeva per loro in due giorni diversi, perché usavano calendari diversi) si recò a Damasco o a Qumràn in cerca del Maestro di Giustizia, nel luogo in cui egli si era ritirato in esilio.

Eisenman applica il passo a Giacomo, traduce beth galuto ("luogo dell’esilio") con “luogo del nascondiglio”, anche se Galuto significa "esilio", "deportazione", considerando Gerusalemme un luogo di nascondiglio; nel Rotolo della Guerra galut viene usato invece per indicare l’esilio dei Figli della luce nel deserto (1QM 1,3), proprio in contrapposizione a Gerusalemme. Il fatto che Giacomo si sia nascosto (o sia andato in esilio) a Gerusalemme, cosa che non è attestata in nessun luogo, diventa un assioma.

Paolo apostolo, da parte sua, diviene un agente collaborazionista romano, l’Uomo della Menzogna citato nei manoscritti (identificato di solito con Giovanni Ircano I)8.

Pubblicazioni di Eisenman.

Il nome di Eisenman è legato al meritevole sforzo per ottenere la pubblicazione (almeno fotografica) dei manoscritti ancora inediti; egli stesso ne curò un’edizione di questo tipo (che attirò molte critiche) nel 19919.

Nel 1992 egli pubblicò, assieme a Michael Wise, professore di aramaico alla Chicago University, una raccolta di 50 testi di Qumràn, intitolandola The Dead Sea Scrolls Uncovered. The First Complete Translation and Interpretation of 50 Key Documents Withheld for Over 35 Years (Rotoli di Qumràn svelati. La prima completa traduzione ed interpretazione di 50 documenti-chiave nascosti per oltre 35 anni); il volume è stato anche tradotto in italiano10. In realtà, anche se viene falsamente affermato che si tratta di testi inediti, solo venti di essi costituiscono un lavoro inedito, come è stato evidenziato in una recensione dell’opera da parte di F. García Martínez, segretario della Revue de Qumràn11; talora, la paternità di alcune interpretazioni non è riportata, ma presentata come opera degli autori, i quali affermano di aver operato “senza dipendere dal lavoro di alcun altro”12.

Uso improprio del lavoro altrui.

L’uso del lavoro di vari specialisti, senza autorizzazione e referenza, ricavato dal materiale spesso presentato in convegni, in attesa di pubblicazione o distribuito in bozze preliminari, ha attirato la reazione di un gruppo di qumranisti, che condannarono in una dichiarazione congiunta “l’uso scorretto da parte degli autori di materiale recentemente messo a disposizione e […] la loro disonestà nel riferirsi alla ricerca precedente”13.

Nelle ricostruzioni si nota indubbiamente il prezioso lavoro di Michael Wise, che si è occupato prevalentemente della trascrizione e traduzione dei testi. Egli mostra, anche altrove, di dissociarsi da molte delle tesi di Eisenman14, ma in quale misura non è chiaro15. In seguito alle critiche mosse dai colleghi, Wise si scusò pubblicamente per questo scorretto uso del lavoro altrui16; alcune sue correzioni in tal senso, però, non poterono essere riportate nella traduzione italiana del volume, perché ciò fu impedito da Eisenman17.


1 R. EISENMAN, Maccabees, Zadokites, Christians and Qumràn: A New Theory of Hypothesis of Qumràn Origin, Leiden, 1983; James the Just in the Habakkuk Pesher, Leiden, 1986. Il volume The Dead Sea Scrolls and the First Christians, Shaftesbury, Element, 1996, riporta alcuni suoi interessanti saggi comodamente riuniti.

2 R. EISENMAN - M. WISE, Manoscritti Segreti di Qumràn, Casale, 1994, p. 12.

3 M. BAIGENT – R. LEIGH, Il mistero del Mar Morto. I rotoli di Qumràn: dalla scoperta all’intrigo, Milano, 1997, pp. 94-95.

4 In Biblical Archeology Review XVII/6 (1991), p. 72.

5 M. BAIGENT – R. LEIGH, Il mistero del Mar Morto. I rotoli di Qumràn: dalla scoperta all’intrigo, Milano, 1997, ad esempio pp. 78-79.

6 G. VERMES, Brother James’s Heirs?, in «Times Literary Supplement» del 4 dicembre 1991, p. 6.

7 R. EISENMAN, Playing on and Transmuting Words. Interpreting Abeit-Galuto in the Habakuk-Pesher, in Z. J. KAPERA (a cura di), Papers on the Dead Sea Scroll in Memory of Jean Carmignac, Cracovia, 1991, pp. 177-196; anche in The Dead Sea Scrolls and the First Christians, Shaftesbury, Element, 1996, pp. 247-271. Questo articolo, presentato alla conferenza di Groeningen del 1989, era stato rifiutato dalla nota Revue de Qumran che ne aveva pubblicati gli atti.

8 Cfr. M. BAIGENT – R. LEIGH, Il mistero del Mar Morto. I rotoli di Qumràn: dalla scoperta all’intrigo, Milano, 1997, pp. 223-226.

9 R. EISENMAN – J. M. ROBINSON (a cura di), A Facsimile Edition of the Dead Sea Scroll, Washington, 1991.

10 Manoscritti Segreti di Qumràn. Tradotti e interpretati i Rotoli del Mar Morto finora tenuti segreti. I 50 documenti chiave che fanno discutere l’esegesi biblica mondiale, Casale, 1994.

11 F. GARCÍA MARTÍNEZ, Notas al margen de “The Dead Sea Scrolls Uncovered”, in «Revue de Qumràn» LXI (1993), pp. 123-150 (elenco a p. 134).

12 R. EISENMAN – M. WISE, Manoscritti Segreti di Qumràn, Casale, 1994, p. 4.

13 Dichiarazione riportata in F. GARCÍA MARTÍNEZ, Notas al margen de “The Dead Sea Scrolls Uncovered”, in «Revue de Qumràn» LXI (1993), pp. 145-148.

14 M. O. WISE, A Statement of the Book “The Dead Sea Scroll Uncovered”, in The Qumràn Chronicle II, Cracovia, 1993, p. 147 e pp. 148-152.

15 Ad esempio si esprime poco chiaramente riguardo alla datazione e al carattere dei manoscritti in M. WISE, Dead Sea Scrolls, in J. B. GREEN – S. McKIGHT, Dictionary of Jesus and the Gospels, Leicester, 1992, p. 146.

16 Dichiarazione riportata in F. GARCÍA MARTÍNEZ, Notas al margen de “The Dead Sea Scrolls Uncovered”, in «Revue de Qumràn» LXI (1993), p. 148.

17 Come afferma il curatore italiano Elio Jucci, Manoscritti Segreti di Qumràn, Casale, 1994, p. 4.




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