Il Vangelo di Giuda
di Andrea Nicolotti
Un saggio con le notizie attualmente disponibili agli studiosi su questo apocrifo di recente pubblicazione.
Risale all'aprile del 2006 la pubblicazione di un nuovo vangelo apocrifo, attribuito all'apostolo Giuda, ritrovato nel deserto dell'Egitto, .
I mezzi di comunicazione di massa hanno già dato ampia risonanza all'avvenimento, solleticando l'interesse del pubblico. La National Geographic Society, che ha preso parte all'opera di restauro e pubblicazione del documento, ha messo a disposizione dei navigatori un sito dedicato al "perduto Vangelo di Giuda"; da questa fonte io stesso ho tratto le immagini che seguono.
Il codice all'interno del quale è stato ritrovato il testo del vangelo di Giuda è denominato Codex Tchacos, dal nome di Dimaratos Tchacos, il padre della signora Frieda Tchacos Nussberger che nel 3 aprile del 2000 ha acquistato il codice. Esso contiene, oltre al vangelo di Giuda, altri tre trattati, due dei quali già noti perché presenti nei codici V e VIII di Nag Hammadi; si tratta di una recensione della Prima Apocalisse di Giacomo e della Lettera di Pietro a Filippo e di alcuni frammenti di un testo provvisoriamente denominato Libro dell'Allogeno. Il codice è composto di 66 pagine; il vangelo di Giuda occupa le pagine 33-58.
Il Codex Tchacos era stato scoperto intorno al 1978 in una tomba lungo il Nilo, a 16 km da El-Minya, in alto Egitto. Dentro la tomba, accanto ad uno dei corpi, c'era una scatola di pietra calcarea, dove tra altri oggetti era stato collocato un codice papiraceo, che una volta estratto fu trasportato prima in Europa e successivamente negli Stati Uniti. Qui vi rimase per sedici anni, conservato in una cassetta di sicurezza di una banca di Long Island, in quanto il suo possessore aveva la speranza di poter ricavare molto denaro dalla sua vendita. Il brusco abbandono del clima desertico che lo aveva preservato per quasi due millenni ne ha causato un grave e veloce deterioramento, anche a causa di un congelamento che ha provocato il parziale dissolvimento della linfa che teneva legate le fibre del papiro. Il risultato è ben rappresentato da questa immagine:

Acquistato da Frieda Nussberger-Tchacos nell'aprile del 2000, fu trasportato nel febbraio del 2001 alla Maecenas Stiftung für antike Kunst (Fondazione Mecenate per l'arte antica) di Basilea, in Svizzera, per essere restaurato ed esaminato, in vista di una sua futura e definitiva collocazione al Museo Copto del Cairo.
A Basilea il documento è stato sottoposto ad un restauro conservativo, accompagnato da accurate verifiche. La National Geographic Society ha finanziato l'opera di restauro e le indagini sul manoscritto: datazione con il radiocarbonio, analisi dell'inchiostro, indagine multispettrale, esame paleografico e contenutistico. Secondo le analisi, esso risale al III o al IV secolo d.C.
Una volta arrestato il processo di deterioramento, ogni frammento è stato ricollocato al proprio posto.

Le pagine del codice così ricomposte sono state quindi collocate tra due lastre di vetro in modo da permetterne la definitiva conservazione e l'esposizione:

Nella Pasqua del 2006 il documento è stato reso pubblico. Sono disponibili in linea una trascrizione del testo copto e la prima traduzione inglese del vangelo, condotte da un gruppo di studiosi capeggiati dall'insigne coptologo Rudolph Kasser (l'ultimo a destra nell'immagine qui sotto). Contemporaneamente è stato pubblicato un volume contenente la medesima traduzione del testo (ma senza originale copto) accompagnata da alcuni saggi di commento; il libro è anche uscito in versione italiana (cfr. la bibliografia al fondo). In questa più seria pubblicazione la National Geographic è riuscita a tenersi abbastanza alla larga dalla tentazione del cadere nei facili sensazionalismi, solitamente accompagnati da imprecisioni storiche: non così è avvenuto, invece, per gli articoli divulgativi usciti sulla rivista e per la presentazione che ne fa un documentario prodotto dalla medesima organizzazione, criticabili sotto molti punti di vista. La stessa editrice ha messo a disposizione un volume, curato da Herbert Krosney, che narra l'avvincente racconto del ritrovamento del vangelo.
Va però notato che da molte parti sono state sollevate serie obiezioni alla ricostruzione ufficiale delle vicende del ritrovamento, della vendita e della pubblicazione del codice, e non mancano palesi indizi che rivelano gli sforzi fatti perché la Tchacos Nussberger, la Maecenas Stiftung e il National Geographic potessero ricavarne il maggior guadagno possibile. Il libro di Krosney, in definitiva, presenta una versione dei fatti incompleta e molto edulcorata, che va controbilanciata. Mi pare quindi opportuno, prima di passare all'esame diretto del testo, dare conto di questo dibattito.
