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Documento: Maria Maddalena e il codice da Vinci
Messo in linea il giorno Sabato, 06 maggio 2006
Pagina: 6/12
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Che rapporto intercorreva tra Gesù e la Maddalena, secondo il Vangelo di Filippo?

Alla luce della precedente necessaria chiarificazione, si può prendere in esame il brano del Vangelo di Filippo citato nel Codice Da Vinci[1]:

E la compagna del Salvatore è Maria Maddalena. Cristo la amava più di tutti gli altri discepoli e soleva spesso baciarla sulla bocca. Gli altri discepoli ne furono offesi ed espressero disapprovazione. Gli dissero: «Perché la ami più di tutti noi?».

Anzitutto, una precisazione. Questo detto del Vangelo di Filippo (NH II,63,30-64,5) ci è pervenuto assai malamente, in quanto le pagine del codice, purtroppo, non sono integre, ma presentano delle rotture sull’alto e sul fondo. Il detto incomincia proprio tra la fine del foglio 63 e l’inizio del foglio 64.

particolare del foglio 63 del Vangelo di Filippo

Vangelo di Filippo, foglio 63 (particolare)

Vangelo di Filippo, foglio 63 (trascrizione – in grigio, ipotesi sulle le parti mancanti)

Vangelo di Filippo, foglio 63 (particolare)

Vangelo di Filippo, foglio 63 (trascrizione – in grigio, ipotesi sulle le parti mancanti)

Eccone la traduzione interlineare :

La Sofia che è chiamata « la sterile », ella è la madre degli angeli. E la compagna

di... Maria Maddalena... amava... più dei discepoli... salutare lei sulla sua... volte.

Il resto... lui... gli dissero: « Perché tu ami lei più di tutti noi? » Egli rispose,

il salvatore, disse loro {disse loro}[2] : « Perché io non amo voi come lei? »

Gli editori si sono sforzati di colmare le lacune in vari modi. Quello che è chiaro è che la Maddalena è detta “compagna” di Gesù, che egli la amava più di tutti i discepoli e che la salutava in qualche modo. I restanti gli chiedono conto di quel suo atteggiamento, ed egli risponde loro con un'altra domanda.

Sul senso dell'espressione “compagna” ritornerò dopo. Ora sarà sufficiente notare che il verbo che indica l'azione di Gesù è il greco aspazomai, che significa principalmente salutare[3]. Questo verbo indica l’atto di accogliere qualcuno affettuosamente o con gioia, e può anche essere reso dare il benvenuto, salutare, e quindi, a seconda delle occasioni, abbracciare e anche baciare. Certe volte il modo di salutare deve essere esplicitato; quando Paolo manda i suoi saluti al termine della sua prima lettera ai Corinzi, dice: “Vi salutano i fratelli tutti. Salutatevi a vicenda con il bacio santo”. In questo caso il saluto consiste in un bacio: ma proprio perché il verbo aspazomai non è sufficiente a farlo comprendere, Paolo deve specificarlo.

Per quanto concerne il Vangelo di Filippo, nella frase “salutare lei sulla sua” la preposizione

che precede il pronome “suo” significa verso, a, da, per, a motivo di, allo scopo di, e anche sopra; peraltro, la preposizione assume significati diversi a seconda del verbo con cui è combinata, ragion per cui l’espressione non necessariamente va resa con baciare su qualcosa, ma va contestualizzata. Il fatto che il sostantivo sia però perduto, rende difficile la contestualizzazione. Non è scorretto immaginare che nella lacuna fosse contenuta la parola copta

cioè bocca, e che quindi tutto vada restituito

cioè baciare sulla sua bocca; ma la parola bocca non compare, e qualcuno ha anche ipotizzato qualcos’altro:

piedi

Piedi

guancia

Guancia

fronte

Fronte

eccetera. Insomma, sia il valore da dare al verbo aspazomai sia la parola mancante sono assai incerti. Per questo motivo l’ultima edizione del testo copto riporta diverse possibili ricostruzioni in nota, ma rinuncia ad integrare e tradurre l’espressione, e riguardo al verbo osserva: “Baciare o salutare. Sebbene baciare possa essere corretto, la costruzione copta qui ritrovata non è normalmente adoperata in questo senso”[4].

Ora, qual è il motivo per cui diverse traduzioni rendono con “baciava sulla sua bocca”? È perché nel medesimo Vangelo di Filippo (II,58,33-59,6) si trova questa sentenza:

...da lui dalla bocca... il Logos che esce di lì; sarebbe stato nutrito dalla bocca e sarebbe diventato perfetto. I perfetti per mezzo di un bacio sono concepiti e nascono. Per questo noi stessi siamo spinti a baciarci reciprocamente; noi riceviamo concepimento dalla grazia che è in noi, reciprocamente.

Ecco che molti editori hanno pensato di poter attribuire a Gesù il gesto qui descritto. Ma il bacio reciproco sulla bocca, come si può vedere, non è segno di amore carnale, ma è un bacio rituale che gli gnostici si scambiavano tra loro. “Si ritrova in diversi testi, ad esempio in quelli ermetici e nel Vangelo di Filippo, un riferimento al bacio rituale quale espressione della comunione, della fratellanza e della certezza della redenzione degli eletti”[5]. I Valentiniani erano gli gnostici meno ostili all'idea del matrimonio, ma ci tenevano a differenziare il matrimonio carnale inteso come semplice unione di corpi e quindi impuro, da quello spirituale, che aveva come scopo l'ingresso nella pienezza della divinità; pare che questa unione mistica fosse realizzata mediante il sacramento della camera nuziale, culminante col rito del bacio, una sorta di rito nuziale a carattere iniziatico[6].

Questo è il motivo per cui molti editori hanno pensato di poter integrare il testo mancante nel passo sopra esaminato richiamando questo gesto simbolico del bacio, che Gesù e la Maddalena avrebbero praticato. Anche se il testo avesse parlato di un bacio - cosa che al momento è impossibile sostenere con certezza - il testo andrebbe interpretato alla luce di questo particolare significato che il bacio rituale portava con sé. Ecco perché gli altri discepoli domandano a Gesù “Perché tu ami lei più di tutti noi?”; è evidente che si tratta di una differenza di intensità in un amore non carnale, o saremmo costretti a pensare che tutti i discepoli desiderassero essere amanti o consorti di Gesù, come o più di Maria.

D’altra parte in altri due testi di Nag Hammadi, la prima e la seconda Apocalisse di Giacomo, Gesù bacia sulla bocca l’apostolo; ciò dimostra che il bacio sulla bocca è inteso come segno di stretta amicizia e familiarità, non di amore carnale[7]. Nel Vangelo di Maria Maddalena si ritrova il medesimo gesto rivolto ai discepoli di Gesù, espresso dal medesimo verbo aspazomai: “Allora Maria, levandosi, li salutò oppure li baciò tutti” (fol. 9).

A questo punto occorrono ulteriori precisazioni sull'origine del mondo secondo lo gnosticismo valentiniano del Vangelo di Filippo. Dal Dio buono ed assolutamente trascendente sono emanate numerose entità o eoni[8]. Questi eoni, maschili e femminili, si sono uniti tra loro a formare delle coppie (dette sigizie), creando unici esseri bisessuati, e generando a loro volta altri eoni. Tutto risulta ordinato nel divino pleroma (in greco “pienezza”) secondo una gerarchia decrescente. L’ultimo (il trentesimo) di questi eoni è Sofia; per aver voluto generare senza unirsi in coppia con un eone maschile, essa diede origine al mondo materiale e quindi al male. Per ristabilire l'unità del pleroma, il posto abbandonato dalla Sofia decaduta fu preso dalla coppia Cristo-Spirito Santo (un maschio e una femmina). La figura del Gesù terreno non ha altro scopo se non quello di riportare nel pleroma tutte quelle scintille di divinità che si erano perdute nel mondo a causa del comportamento di Sofia; e il ritorno si realizza solamente in coppia, come avviene con le sigizie del pleroma stesso.

Questa è la teologia fortemente gnostica in cui va collocato il brano del Vangelo di Filippo. L’unione tra il Gesù terreno e la Maddalena non è altro che la rappresentazione della ricostituzione di una sigizia. Tutto il Vangelo è percorso da questo dualismo e da questo costante riferimento alle coppie. Secondo il Vangelo di Filippo i Cristi sono tre, e ciascuno di essi ha una compagna femminile: se l’eone Cristo celeste è accoppiato con lo Spirito Santo, e il Salvatore (Soter) è accoppiato con Sofia, è naturale che anche il Cristo terreno avesse una compagnia femminile, la Maddalena.

Ecco perché prima di parlare del rapporto tra Gesù e la Maddalena si ha questa frase: “La Sofia che è chiamata «la sterile», ella è la madre degli angeli”. Gli angeli sono i pianeti e le costellazioni. “A Sofia decaduta, che concepì senza il proprio compagno, fa capo il mondo materiale, una specie d'aborto. Perciò è detta sterile. Maria Maddalena rappresenta invece per la gnosi, la quale ne fa compagna del Cristo terreno, il prototipo dell'unione perfetta tra Sofia celeste e il compagno, l'immagine e il suo angelo”[9].

Nessun normale matrimonio tra Gesù e Maria Maddalena, dunque, ma un congiungimento spirituale per restaurare il pleroma divino che evoca l'immagine delle sigizie degli eoni, immagine della compiutezza e della totalità raggiunte dallo gnostico.


[1] Uno studio complessivo ed equilibrato sulla figura della Maddalena nella letteratura gnostica e manichea è quello di Antti Marjanen, The Woman Jesus Loved. Mary Magdalene in the Nag Hammadi Library & Related Documents, Leiden, Brill, 1996. Si occupa della Maddalena in tutte le fonti dei primi tre secoli Erika Mohri, Maria Magdalena. Frauenbilder in Evangelientexten des 1. bis 3. Jahrhunderts, Marburg, Elwert, 2000. Di stampo assai divulgativo è Esther de Boer, Maria Maddalena. Otre il mito alla ricerca della sua vera identità , Torino, Claudiana, 2000. Negli ultimi anni le pubblicazioni sulla Maddalena si sono moltiplicate, ma la maggioranza di esse di esse non può essere considerata scientifica.

[2] Dittografia: per errore lo scriba ha ripetuto per due volte il brano contenuto tra le parentesi graffe.

[3] Il copto è una lingua che ha la caratteristica di poter adoperare qualunque parola greca al proprio interno. Ciò ricorda lontanamente ciò che noi facciamo quando usiamo parole straniere all'interno di una frase italiana (ad esempio: “Questo week end sono stato a fare un pic nic in campagna”).

[4] Nag Hammadi Codex II,2-7, edited by Bentley Layton, Leiden, Brill, 1989, vol. I, p. 169.

[5] K. Rudolph, La gnosi. Natura e storia di una religione tardoantica, Brescia, Paideia, 2000, p. 314.

[6] Sono infatti cinque le cerimonie desunte dal Vangelo di Filippo: battesimo, unzione, eucaristia, redenzione e camera nuziale.

[7] I Apocalisse di Giacomo, III,1: “Egli cessò la preghiera e lo abbracciò. Baciandogli la bocca, disse: Rabbì, ti ho ritrovato!”; II Apocalisse di Giacomo, IV,3: “Quindi mi baciò sulla bocca e mi abbracciò dicendo: Mio diletto, ecco che ti rivelerò ciò che i cieli non hanno saputo”.

[8] Tra i nomi degli eoni si ricordino Intelligenza, Verità, Logos, Vita, Uomo, Chiesa, etc.

[9] M. Erbetta, Gli Apocrifi del Nuovo Testamento, vol. I/1, Casale, Marietti, 1975, p. 229, nota 55.




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